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La vicenda

Tra il gennaio del 1500 e l’estate del 1502 le operazioni militari intraprese da Cesare Borgia gli avevano permesso di impossessarsi dell’intera Romagna e di parte delle Marche. La realtà politica che si stava configurando vedeva la netta egemonia di Alessandro VI e di suo figlio Cesare su tutti i territori della Chiesa.

Nonostante alcuni signori continuassero ad esercitare il proprio potere su alcune città umbre e marchigiane, la loro signoria era comunque vincolata alla potenza dei Borgia. Dopo il crollo degli Aragonesi cui era alleata, la famiglia Orsini si ritrovò in balia del pontefice e di suo figlio. In tale situazione ben si comprende il tentativo del casato romano di opporsi a quello che sembrava un destino ineluttabile.

Sul finire di settembre o ai primi di ottobre del 1502, il cardinale Giovanni Battista Orsini, che già si trovava a Magione, presso l’ospedale gerosolimitano di San Giovanni (La Badia), insieme ad altri due membri della famiglia, Paolo Orsini e Francesco Orsini, duca di Gravina, convocò anche altri condottieri.

Qui convennero Gian Paolo Baglioni, signore di Perugia, Antonio da Venafro, ministro e uomo di fiducia di Pandolfo Petrucci signore di Siena, Ermes Bentivoglio, figlio di Giovanni signore di Bologna, Vitellozzo Vitelli signore di Città di Castello e Oliverotto o Liverotto Euffreducci, signore di Fermo.

Eloquenti e appropriate, dunque, le parole con cui circa undici anni dopo Niccolò Machiavelli, nel Principe, al capitolo VII, ricorda l’accaduto: “Avvedutisi li Orsini, tardi, che la grandezza del duca e della Chiesia era la loro ruina, feciono una dieta alla Magione, nel perugino.”